
WALTER ALBINI: GENIO TRASFORMISTA E MAESTRO DI MODERNITA'
Share
Walter Albini, persona totalmente ispirata, pioniero assoluto di quel Made in Italy che oggi è riconosciuto in tutto il mondo.
Un designer rigoroso e incredibile.
Un grande tecnico oltre che un grande visionario. Un significativo lascito per la moda italiana.
Celebrare il genio di Albini è doveroso per chi si occupa di moda.
La sua storia è avvolta da un alone di mistero e dimenticanza.
Chi era Walter Albini?
E perché, nonostante il suo genio, è stato quasi cancellato dalla memoria collettiva?
Perché non ha ricevuto il tributo che merita per avere tracciato un solco profondo nell’evoluzione del vestire?
Vorrei ripercorrere oggi, 19 marzo, in quanto festa di tutti i papà, la sua grande luce, l’indimenticabile lezione di stile di questo mito, di questo "padre" della moda italiana.
Si legge "Walter Albini, pseudonimo di Gualtiero Angelo Albini nato a Busto Arsizio nel 1941, stilista italiano padre, pioniere italiano della moda prêt-à-porter."
Ma Albini non è stato solo uno stilista, bensì un forte rivoluzionario.
Una delle figure fondatrici dell' Italian Fashion, un ribelle che ha sfidato il sistema della moda e lo ha spinto ad evolversi. Un talento fuori dal comune.
A sedici anni, si iscrive, unico ragazzo, in una scuola frequentata da sole donne, all'Istituto d'Arte Disegno e Moda di Torino, e qui impara le basi del disegno iniziando a coltivare la sua passione per la moda, usando una tecnica ben precisa e un'estetica molto sofisticata.
La sua mano nel disegno annuncia da subito tratti distintivi. A 17 anni è già illustratore con schizzi di sfilate romane e parigine di alta moda per diverse riviste e giornali, con dettagli pieni di carattere.
Trasferitosi a Parigi incontra un'anziana Coco Chanel che diventerà fonte di ispirazione continua, infatti a lei e agli anni Trenta, suoi amori di sempre, sarà ispirata la sfilata a Roma nel gennaio del 1975, con Giuseppe Della Schiava, che produrrà sete stampate su suoi disegni. “L’alta moda è morta, viva l’alta moda”, dirà, con la sua tipica vocazione a marciare controcorrente.
Anche Krizia si innamorerà della sua mano, e lo inviterà a lavorare con Karl Lagerfeld, direttore creativo del marchio Chanel, e lo convincerà a ritornare in Italia.
La ricerca parallela sul taglio, sempre più alleggerito, e sul tessuto, è una delle costanti del lavoro di Albini, Etro disegnerà per lui i tessuti, secondo illustrazioni create dallo stilista stesso, e proprio a lui si deve l’impostazione di un nuovo rapporto coordinato fra stilista e fabbricante di tessuti.
Nei primi anni '70 lascerà la sua Firenze, perché non la riterrà più adatta a comunicare il suo concetto di moda per il quale era necessario essere estremamente innovativi, e si trasferirà a Milano, libero di inventarsi nuovi scenari.
Si era reso conto che l' aspetto commerciale, quello del business era il solo vincente, e inizia, quindi, a dare spinte innovative al sistema.
Nel 1971 cambia completamente le regole del gioco della moda, con la famosa sfilata, al circolo del giardino a Milano.
Si inaugura di fatto l'idea che Milano potesse diventare la capitale del prêt-à-porter italiano. Cinque case di moda insieme, ma tutte disegnate da lui. Per la prima volta capi prodotti da diverse aziende in una sfilata unitaria, una collaborazione tra design e industria con Albini nel ruolo di direttore creativo.
È il primo esempio di come creatività e produzione industriale possano lavorare veramente insieme aprendo le strade a quello che sarà il pret-a-porter italiano.
Lo stilista esce dunque dagli atelier per entrare nelle fabbriche, nasce quello che chiamiamo prêt-à-porter o ready to wear in inglese, collezioni che vengono vendute ai negozi. Da allora molti marchi adottarono questo approccio modernizzato, ampliando l'ambito della moda di lusso.
Walter, dunque, segna il passaggio dall'alta moda, alla moda che può essere acquistata nei negozi a prezzi più realistici. Un modello di eleganza pratica e senza tempo. Il mondo della moda si rende conto di questa creatività dirompente e anticonformista ma anche di questa capacità innovativa di intendere l'intera filiera produttiva.
La sfilata fece parlare tutta la stampa milanese dei tempi.
Definito da Vogue Italia il primo stilista inesistente, qualcuno che creava moda ma non per la sartoria bensì per la confezione, per la produzione industriale.
Se non ci fosse stato lui probabilmente non ci sarebbero stati né un Armani né gli altri stilisti perché è stato innovatore, precursore di tutto.
La leggendaria redattrice Anna Piaggi ha coniato proprio per lui in questa occasione il termine " stilista", che definisce il tratto geniale e la portata rivoluzionaria di questo couturier con il merito di aver plasmato un nuovo modo di intendere la moda.
Walter Albini è stato “stilista” nel più autentico senso del termine.
A Milano si fa riconoscere subito per il suo stile unico e il suo fascino magnetico, fotografato spesso come una figura iconica. Albini ha un rapporto molto colto con la fotografia, aveva un grandissimo senso dell'immagine ed ha ispirato importantissimi fotografi.
Filosofo del look-totale, non si limitava solo a creare abiti, ma arredava case in tono con le sue collezioni di moda e disegnava con la stessa cifra stilistica tessuti, oggetti, mobili, vetri, o proposte per le riviste di arredamento.
La residenza in Piazza Borromeo a Milano era un' espressione di design industriale mentre la sua casa Veneziana evocava delle atmosfere decadenti ogni dettaglio era pensato per riflettere il suo stile unico.
Ogni elemento doveva essere in armonia con la sua visione estetica che lui stesso chiamava total look.
Ha inserito nella moda gli inusuali concetti di contestazione e ironia, creando “total look” con estrema e colta cura dei particolari e degli accessori, per lui ancora più importanti dell’abito.
La sua idea era semplice, l'immagine è tutto, e per raccontare uno stile di vita serve molto di più che un abito. Questo approccio rivoluzionario lo rende primo stilista capace di capire l'importanza dell'immagine personale e del branding.
Promotore ante litteram della moda “genderless”, diremo oggi “inclusiva”,
portando in passerella il concetto di “uni-max”, l' uniformità di taglio e colore, abiti che potevano essere indossati sia da uomini che da donne.
Ha abbattuto le barriere di genere, inventando la nuova immagine della donna in giacca, pantaloni o chemisier e ha riproposto il concetto di “revival” come intelligente forma di ricerca, reinvenzione e trasformazione.
Ha introdotto il concetto di moda come arte totale, le sue sfilate erano eventi teatrali con costumi elaborati nel minimo dettaglio. Capace di creare addirittura atmosfere cinematografiche. Ogni vestito ha una storia diceva. Ogni collezione è un nuovo capitolo, un nuovo personaggio. Infatti le sue creazioni erano spesso accompagnate da racconti immaginari, gli abiti si trasformavano in veri e propri protagonisti. Walter Albini è stato capace di trasferire riferimenti culturali in chiave leggera, amava anche scandalizzare in un certo senso, usando dettagli come i passamontagna, che negli anni 70 erano associati ai gruppi terroristici. I suoi erano sempre racconti d'avanguardia.
Famosa la collezione Anagrafe, otto spose in lungo rosa e altrettante vedove in nero corto. Per Misterfox, forte della sua cultura accademica trasfigurata nella contemporaneità, disegna una collezione Preraffaellita.
Nel 1976 addirittura si fa fotografare come un moderno Gesù circondato da degli abiti che sembrano ricordare degli angeli cherubini.
A rendere omaggio al genio stilista, a poco più di quarant’anni dalla sua prematura scomparsa, grazie a un fondo importante che è pervenuto con la donazione di uno dei più stretti collaboratori di Albini, Paolo Rinaldi, c'è stata al Museo del Tessuto di Prato,
la mostra "Walter Albini. Il talento, lo stilista'' , dal 23 marzo al 22 settembre 2024, a cura di Daniela Degl’ Innocenti ed Enrica Morini, la Fondazione Museo del Tessuto di Prato.
La mostra ha portato lo spettatore alla scoperta dello stilista e all’approfondimento dei tessuti, degli abiti e degli accessori da lui disegnati.
Nonostante il suo genio, era un uomo complesso e spesso eccessivo, la sua personalità spesso narcisistica, il suo bisogno ossessivo di controllare ogni minimo dettaglio e le sue idee avanguardiste, lo portarono a scontrarsi con l'industria e con i media.
Negli anni 80 mentre la moda raggiungeva nuove vette, con nomi come Armani o Versace, Albini fu gradualmente dimenticato. La sua morte a soli 42 anni fu improvvisa e circondata da mistero ma sicuramente segnò la fine di un'era.
Albini è stato un vero "Direttore Creativo" e ha impartito una magnificenza artistica su quasi tutti gli aspetti della sua vita e del suo lavoro, una figura ispiratrice che continua a guidare la creatività di tanti che lo ammirano.
È stato talentuoso, creativo, coerente
Inafferabile.
Ha lasciato un grande insegnamento:
" Si può essere la testa di ponte, quello che trascina il sistema, si può essere quello che rompe il sistema, si può essere quello alternativo e provocatore".